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Giorgia Valanzano, bronzo olimpico a Buenos Aires: "Tutto può succedere: Bisogna crederci fino in fondo!"

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Giorgia Valanzano, debutta alle Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires 2018 e porta a casa una bellissima medaglia di bronzo, conquistata grazie alla tenacia e alla capacità di non arrendersi anche quando tutto potrebbe sembrare perduto. Il primo giornodi gara ha un sapore un po' amaro per Giorgia: il quarto posto nella 5.000 mt Eliminazione, mette seriamente a rischio il podio, nonostante il terzo piazzamento nella 1.000mt sprint. Nonostante questo, nella seconda giornata, Giorgia dà il meglio di sè nella 500mt+D, passando senza problemi i quarti e le semifinali. In finale, conduce un testa a testa emozionante con la colombiana Gabriela Rueda Rueda, Oro Olimpico, davanti alla francese Honorine Barrault e alla taiwanese Kuanchih Wang: la medaglia d'argento sfuma per il miglior piazzamento della Barrault nella 5.000mt E, ma è comunque Podio Olimpico.

A un mese di distanza, abbiamo chiesto a Giorgia di raccontarci la sua esperienza alle Olimpiadi giovanili.

Qual è stato il momento a 5 cerchi più bello?
È difficile scegliere il momento più bello, perché ce ne sono stati molti. Ma penso che quello più emozionante sia stato salire sul podio di fronte a tutta quella gente.

Prima di partire per Buenos Aires, ti aspettavi una medaglia o la sognavi soltanto?
Sicuramente la sognavo tanto. Alla fine, è il desiderio di tutti conquistare una medaglia. Vincere è stato ancora più bello, perché inaspettato.

Dopo la prima giornata, in cui eri quarta in classifica parziale, quali erano le sensazioni?
Sapevo che non era una posizione molto favorevole perché avevo superato la metà delle gare e mi rimaneva soltanto una chance per il giorno successivo. Ho cercato di rimanere comunque concentrata sulla gara seguente perché credo che tutto possa succedere e bisogna crederci fino in fondo.

Come nasce la passione per i pattini?
È nata 12 anni fa per caso. Da piccola ero molto agitata e non stavo mai ferma, così ho iniziato a pattinare intorno a casa insieme a mia cugina, per poi iscrivermi a una società locale. Mi è piaciuto da subito e ho deciso di continuare.

La prima vittoria?
Risale al 2009 quando ho vinto i campionati regionali, categoria giovanissima. Ma per me è più significativa, nel 2012, la vittoria del Trofeo Nazionale Bruno Tiezzi.

In una corretta crescita, sport e studio sono imprescindibili. Nel tuo caso, come riesci a conciliare i pattini con la scuola?
Per me è molto difficile perché vivo a La Spezia, dove frequento il Liceo Scientifico Sportivo, e mi alleno a Savona. Durante la settimana, frequento le lezioni a casa e mi alleno da sola, per poi trasferirmi nel weekend a Savona, dove posso allenarmi con la squadra. E' molto dura conciliare tutto, soprattutto perché gli spostamenti richiedono molto tempo. Ma riesco a ottenere buoni risultati in entrambi gli ambiti: quindi va bene così!

L'oggi è tre metri sopra al cielo. E il tuo domani sportivo e professionale?
Spero di continuare ad ottenere questi risultati e, ovviamente, di migliorarmi e crescere. La preparazione è iniziata molto presto per cercare di arrivare al meglio alla prossima stagione. Il mio sogno rimane quello di vincere un mondiale. Professionalmente vorrei, invece, diplomarmi e continuare gli studi all'università.

Cosa ha significato per te l'Olimpiade?
È sicuramente un sogno che si realizza! Ed è un po' quello di tutti i pattinatori. Mi sono sentita davvero orgogliosa e fortunata a poter vivere questa esperienza. È un'occasione che capita poche volte nella vita: tutti sognano questo momento, pochi hanno la possibilità di viverlo. Mi auguro che, un giorno, tutti possano avere la possibilità di partecipare a un'Olimpiade perché è davvero bellissimo. Ho cercato di godermi al massimo questa esperienza, ogni momento. E tutto è andato oltre le mie aspettative.

A Buenos Aires eravate soli: tu e Vincenzo. Di solito come vivi la presenza delle compagne? E' più la rivalità o l'amicizia?
Negli anni, ho legato molto con alcune delle mie compagne e, spesso, con loro condivido la stanza perché ci troviamo molto bene insieme. Devo dire che a Buenos Aires mi sono mancate davvero tanto: sapere di averle al mio fianco, durante le gare, mi dà tranquillità. Ormai ci conosciamo bene e ci aiutiamo durante i periodi di difficoltà. Comunque sono riuscite a starmi vicine anche da così lontano: ho davvero sentito il loro affetto! Il rapporto che si è creato è sicuramente d'amicizia. Ne è la dimostrazione il fatto che molte di loro sono venute ad aiutarmi durante gli allenamenti in preparazione per le Olimpiadi e sono molto grata per questo.

Ti senti più forte nelle gare sprint o in quelle endurance?
Sinceramente non lo so ancora perché mi piacciono entrambe le distanze, anche se preferisco sempre le gare di mezzo fondo. Una via di mezzo, insomma: né troppo lunghe, né troppo corte.

Sappiamo delle tue passioni. A quale non rinunceresti per niente al mondo tra lo shopping con le amiche, un film, la musica o un piatto di pasta alla carbonara?
Penso che sceglierei sempre le amiche: ho poco tempo a disposizione ma, alla fine, riesco a non perdermi nulla. Penso che sia importante avere un equilibrio e cercare di sfruttare al meglio il tempo libero.

E per concludere: una o più dediche!
Per prima, dedico questa medaglia alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta e messo nelle condizioni migliori per diventare la persona che sono oggi; alla mia squadra, il Gruppo Pattinatori Savonesi; ai miei allenatori, che hanno fatto in modo che tutto questo diventasse possibile; ai miei compagni, che sono stati sempre disponibili ad aiutarmi; e alle persone che mi hanno sostenuto durante questa stagione, con il migliore materiale tecnico. Infine, al mio CT Massimiliano Presti, che ha creduto in me fin dal primo momento e mi ha accompagnato fino a questo risultato, alla Federazione Italiana e alla Nazionale. E, ovviamente, anche a tutte quelle persone che, da casa, mi hanno incitato durante le gare.

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Bach Valanzano

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