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Vincenzo Maiorca: "E' nella forza di volontà, il segreto di un campione!"

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Inizia in salita l'avventura olimpica di Vincenzo Maiorca a Buenos Aires: il quinto posto nella 1.000mt sprint, la sua gara tra l'altro, mette a serio rischio la possibilità di vincere una medaglia. Nonostante questo, non perde la concentrazione, riscattandosi già nel pomeriggio con una 5.000mt Eliminazione dominata sin dall'inizio e con un traguardo tagliato in volata a dimostrare che lui c'è: cuore, gambe e testa. E il giorno dopo, la conferma nella 500mt+D: chiude i quarti e le semifinali sempre in prima posizione e non ce n'è per nessuno. La finale ha un sapore un po' amaro: la caduta rocambolesca dei tre avversari e la volata in solitaria non sono sufficienti a portarlo sul tetto del mondo. Con un solo punto in più, è il colombiano Jhony Angulo Reina a vincere l'oro: al collo la medaglia d'argento, Vincenzo sale sul podio con la grinta di chi ha saputo rialzarsi e non si è arreso.

Diciamoci la verità, è stata l’emozione più grande della tua vita?
Purtroppo non è stata la più grande della mia vita, proprio per il risultato: speravo in un risultato diverso.

Il momento più intenso? Dopo l’ultima gara o sul podio?
Sicuramente dopo l'ultima gara.

Ti chiami Vincenzo, vieni da una famiglia di pattinatori e militi in una società che si chiama “Olimpiade pattinatori Siracusa”: un predestinato?
Diciamo che mi piace pensarla così.

Ernesto Maiorca ed Agata Fiorito, due genitori, due allenatori e …
ehhh...E' molto difficile da spiegare a parole: senza dubbio, tutto quello che ho fatto e quello che, speriamo, farò lo devo a loro!

Che significa pattinare a Siracusa?
Siracusa non è una delle migliori città dove praticare pattinaggio perché le strutture non sono idonee. Noi pattinatori di Siracusa facciamo tanti sacrifici e speriamo che un giorno verranno ricompensati.

In un pugno di giorni a Buenos Aires sei diventato maggiorenne e medagliato olimpico: una trasformazione da incredibile Hulk?
Diciamo di no: mi sarebbe servito un body più grande! Scherzi a parte, ho provato a vivere questa esperienza nel modo più tranquillo possibile.

Quanto e come ti alleni normalmente?
Dalle 2 alle 3 ore al giorno. Se siamo sotto gara, faccio anche doppie sedute differenziando tra allenamenti di pattinaggio, ciclismo e palestra.

Qual è il tuo segreto?
Penso sia la forza di volontà perché è difficile, soprattutto in questa fase d'età, riuscire ad allenarsi: non uscire la sera, andare a dormire presto, penso che sia la forza di volontà il segreto di un campione.

Forte di quest’esperienza unica, che consigli ti sentiresti di dare ai tuoi colleghi azzurri?
Sicuramente consiglio loro di seguire sempre i propri sogni.

Oltre ovviamente all’argento olimpico, qual è il risultato, anche non sportivo, che non dimenticherai mai?
In quinta elementare ho vinto un concorso per una storia che ho scritto ed è un bel ricordo.

Parentela e omonimia con il grande Enzo, il re degli abissi, e una passione smodata per la pesca: mare e pattini, un pezzo della tua vita?
Mi fa molto piacere essere accostato al grande campione siracusano e sì, la pesca è uno dei miei più grandi hobby.

Sogni nel cassetto?
Al momento non ne ho uno in particolare. Diciamo che penso a diplomarmi. E a godermi un po'di relax dopo le Olimpiadi.

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