Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

ct skateboarding galliFaccia a faccia con il Team Manager scelto dalla Federazione per selezionare i migliori skater italiani in previsione dell’obiettivo a cinque cerchi

Sono molte le domande che gli skater si pongono in tema di Federazioni ed Olimpiadi, sicuramente una di queste domande riguarda chi e come andrà a disputare i contest di Tokyo 2020. In questo processo ha un ruolo determinante il Commissario Tecnico Nazionale: sarà lui infatti a scegliere, per disciplina e sesso, quali rider avviare al percorso di qualifica continentale che definirà i 20 skater provenienti da tutto il mondo in gara a Tokyo.
Il Commissario Tecnico per lo Skateboarding Italiano, che a noi pare più appropriato definire Team Manager, è Daniele Galli. Originario della Valtellina, classe 1979, Daniele è uno degli skater più apprezzati e capaci della scena nazionale. Sulla tavola da oltre 20 anni, Galli ha fatto della sua passione una professione, prima come rider e poi come team manager. Daniele avrà l’onere e l’onore di creare, gestire ed organizzare l’attività del Team Italian Skateboarding.
Abbiamo pensato che il modo migliore per presentare il progetto, fosse quello di lasciare che alcuni skater di esperienza contribuissero alla stesura delle domande da rivolgere a Daniele. Le domande che seguono sono farina del sacco di Max Bonassi, Claudio Bernardini, Roberto Sacchetti, Davide Biondani, Guido Bendotti e Luca Basilico.
Ciao Danny, puoi spiegarci in cosa consisterà il tuo ruolo in federazione?
D: Il mio è un ruolo da team manager, il mio compito consiste nel seguire tutte le attività del team e la totale organizzazione delle trasferte, sia per i contest che per gli “allenamenti”.
Con che spirito affronti questa nuova avventura dopo anni di “pro” skating?
D: Io continuerò a skateare il più possibile e metterò il 100% di me stesso in qualsiasi progetto che dovrò fare, che sia una videopart, un tour o una trasferta con la federazione. Senza passione a mio avviso è inutile lavorare in questo ambiente.
Sei una persona molto organizzata, che con poco riesce a fare molto, e lo si è visto nei tuoi anni di carriera. Come credi riuscirai a gestire i fondi e le possibilità della federazione per far crescere lo skateboarding italiano?
D: La prima cosa che dovrò fare è gestire al meglio il budget che mi verrà dato, usandolo in modo intelligente e trovando le soluzioni migliori. Questi soldi dovranno essere spesi per far crescere e dare un’ulteriore occasione agli skateboarders Italiani.
In questo periodo si parla molto di skateboarding ed olimpiadi. Lato commerciale Vs lato più hc… tu come vedi la questione?
D: Onestamente anche per me è strano vedere lo skateboard in un contesto come le Olimpiadi. Sicuramente non è arrivato per caso fin quì. Lo skateboarding è il risultato di un lungo percorso e una storia che non può essere ignorata o dimenticata. Olimpiadi o meno ognuno potrà comunque sempre scegliere la propria via e vivere la propria passione a suo piacimento. I cambiamenti nello skateboard ci sono e fanno parte della sua naturale evoluzione, bisogna sapersi adattare e trarre il meglio da essi.
Dopo anni di skate career prendi posto in un ruolo più dirigenziale. Perché hai fatto questa scelta?
D: Già negli ultimi anni la mia posizione nel mondo dello skateboarding prevedeva il duplice ruolo di atleta e di team manager. Con questa nuova avventura l’ago della bilancia, almeno lavorativamente, si sposta verso il lato più organizzativo. Questa per me può essere un’ottima occasione di crescita professionale che mi permetterà di continuare a rimanere attivo nella scena skate.
Ci saranno veri e propri allenamenti per il Team? In caso positivo dove vi recherete? All’estero o in Italia?
D: Lo skateboard per me è sempre stato soggettivo, quello che negli altri sports viene chiamato allenamento per noi significa andare a skateare. Sicuramente potrò dare qualche consiglio ma ognuno sarà totalmente libero di fare i propri tricks. L’obiettivo è quello di far girare il più possibile i nostri skaters facendoli partecipare ai migliori contest e dando loro l’opportunità di viaggiare e skateare strutture di livello anche in periodi in cui non ci sono eventi o il clima in Italia non è favorevole.
Tu vieni da realtà di brand dell’industria dello skateboarding che spingono prodotti e “producono materiale” per il marketing ma in questo contesto il fine è diverso. In che modo le attività che svolgerai differiranno da quanto hai fatto fino ad ora in qualità di Team Manager?
D: Non vedo molta differenza tra quello che facevo prima e questo, cambia solo il fine. Se prima lo scopo di un tour era fare materiale foto / video ora si è più focalizzati sui contest, ma sempre di skateboard si parla. Filmare una videopart, fare un tour per un brand o partecipare ai contest sono scelte individuali, se ogni skater è libero di trovare la sua via e si diverte a fare ciò che fa allora ha fatto la scelta giusta.
Caratteristiche riconosciute dello skateboarding e dell’Italia come paese sono l’innovazione, la creatività e lo stile. Le ritroveremo nel team nazionale anche se non sono universalmente misurabili e quantificabili con un punteggio?
D: Lo skateboard è difficilissimo da giudicare e non sono nemmeno sicuro e convinto che sia totalmente giudicabile perché lo stile e la creatività di esso sono proprio le caratteristiche che lo differenziano da altri sport. Ai contest però bisogna per forza ragionare con dei punteggi e contiamo che i nostri riders riescono a distinguersi anche in queste.
Pensi di impostare una nazionale olimpica di skateboard con tutte le regole imposte dal titolo o come fosse un team mantenendo il classico spirito a metà tra dittatura e anarchia?
D: A me piacerebbe mantenere nel possibile una gestione “skate” rispettando la nostra cultura. L’anarchia non può funzionare in un contesto come questo, bisognerà per forza trovare un giusto compromesso tra libera interpretazione dello skater e conseguimento di traguardi comuni.
Come immagini si possano ripartire le percentuali di spesa per il team in questi tre anni antecedenti Tokyo? intendo uscite all’estero, tour, contest, raduni di allenamento o altro.
D: Le varie attività sono tutte sullo stesso piano anche se al momento la priorità sarà rivolta alla partecipazione di contest all’estero.
Ci saranno dei centri di preparazione olimpica per lo skateboard o si farà sfruttando strutture esistenti? In entrambi i casi quali e dove?
D: Al momento non credo esistano né in Italia né all’estero centri destinati alla preparazione olimpica dedicati allo skateboard. Utilizzeremo i migliori parks nazionali e internazionali. Per progredire in skate non si deve per forza focalizzarsi e limitarsi ad un’unica struttura.
Come può uno skater entrare a far parte del Team che dirigi?
D: Attualmente in Italia conosciamo tutti quelli che hanno uno skating di livello internazionale, questo però non preclude la possibilità che altri possano accedere al Team. Uno dei nostri obiettivi come federazione è anche fare scouting e crescere nuove leve. Per arrivare qui le strade sono le stesse di una volta, ovvero partecipare ai contest, pubblicare videopart e farsi conoscere.
In quale modo gli skater potranno seguire la vostra attività?
D: Sicuramente terremo aggiornamenti sulle nostre pagine sui vari social come Facebook, YouTube e Instagram
In che modo credi possa servire allo skateboarding l’inclusione nelle olimpiadi?
D: Credo che aiuterà a far riconoscere lo skateboard sia a livello popolare che istituzionale, come già succede con gli altri sport, attirando futuri appassionati e investimenti in nuove strutture.
Ok danny, Buon Lavoro allora!
D: Grazie e ci si vede a skateare.

Foot plant. Ph: Federico Tognoli

logo1-fihplogo2-fihpfirsnlogo4-fihp