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Lepis Piacenza, l'appello di Berardi: “Restiamo a casa e riprendiamoci lo spirito di collaborazione”

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Il Vicepresidente dei biancorossi interviene analizzando la situazione del suo club e rivolgendosi a tutti per sperare in un futuro migliore

Prima la promozione nella massima serie, poi le gioie dei punti che cominciavano ad arrivare e che facevano sperare in una difficile permanenza, ma che alimentava la benzina dei motori che muovevano i pattini e “le altre stelle”. Infine, dunque, l'assordante silenzio di Piacenza e dintorni, attanagliati da un nemico invisibile quanto mortale, il quale ha tolto la normalità a tutti, anche agli hockeysti. Ebbene, la Lepis, per prima, ha vissuto sulla propria pelle quello che è il famoso pendolo di Schopenhauer, che dopo aver passato la fugace fase della felicità si è ritrovato ad aggirarsi dalle parti del dolore, contrastato solo dalla consapevolezza di un pericolo che va oltre al mero ambito sportivo. I biancorossi lo hanno sperimentato prima di tutti, anche quando al centro, al sud o persino nella limitrofa Milano non era ancora ben chiara l'entità del problema.

Ad accorgersene immediatamente è stato Aldo Berardi, il Vicepresidente dei piacentini, il quale dopo aver visto chiudere alcuni suoi atleti nella zona rossa iniziale, quella di Codogno e dintorni, ha adottato misure straordinarie: << Noi siamo fermi da due mesi - esordisce - Anche quando ancora non eravano arrivate direttive ufficiali noi avevamo deciso di interrompere le attività. Nonostante fosse consentito allenarsi, infatti, ci siamo ritrovati sin da subito con alcuni giocatori rinchiusi nella zona rossa, pertanto ciò è stato frutto di una necessità. È stata veramente dura intraprendere questa via, anche perché nell'ultimo periodo stavamo andando bene. Quando in ballo c'è la salute, però, bisogna rivedere la scala delle priorità >>. Ha poi continuato parlando del prospetto societario: << Sul futuro abbiamo tutti un gran punto interrogativo ma in ogni caso posso dirvi che questa stagione, a livello economico, è salva: vedremo cosa ci riserverà la prossima. In fondo ci stiamo pensando, sì, però quando ti ritrovi degli amici malati e dei giocatori nel primo focolaio più colpito d'Italia l'hockey passa purtroppo in secondo piano >>. Infine ha voluto concludere con un appello: << Comunque ora abbiamo un solo diktat, ovvero quello di rimanere a casa. Dobbiamo farlo, per il bene nostro e dei nostri cari. Sfruttiamo questi giorni per riflettere, per pensare a come migliorare il futuro. In primis, in ambito sportivo e non solo, vorrei che si riacquisisse coscienza di collettività. Fin qui siamo stati troppo individualisti, si era persa la comunicazione sana, quella faccia a faccia. Riprendiamocela per lavorare insieme un domani. Facendo riferimento all'hockey, mi piacerebbe che in tanti, invece di criticare in modo distruttivo, diventino propositivi, dando delle soluzioni concrete ai problemi invece di distruggere chi prova a darle. Me lo auguro con tutto me stesso. Auguro un enorme in bocca al lupo a tutti noi >>.

Dunque, chissà che il pendolo non torni nella sfera della felicità. Per Berardi la strada è in salita, ma qualche accortezza si può adottare per tornare a vivere la normalità come prima, meglio di prima.