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Intervista a Chiara Falchetti

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Chiara è la protagonista della nuova uscita sulle ragazze dello skateboarding italiano. Racconta il suo percorso da skater girl romana a fisioterapista del Team Nazionale di skateboard nelle sue trasferte.  E' un altro esempio di ragazza che con la sua tenacia riesce a conciliare questo stile di vita particolare con il lavoro.

Chiara Falchetti portrait

Ciao Chiara! Iniziamo... Quanti anni hai e dove vivi?
Ciao a tutti! Sono Chiara Falchetti, ho 29 anni e sono nata a Roma, la città dove vivo e sopravvivo.

Skatei già da un po e vorremo sapere come è stato l'inizio di questa avventura per te? Dove hai fatto i primi passi sullo skate?
La mia storia sulla tavola a rotelle risale parecchi anni prima di iniziare effettivamente a skatare. Ero appena dodicenne, quando iniziavo a maturare un, ancora acerbo, interesse verso il mondo del punk. Un amore nato in maniera genuina, non condizionato da amicizie e famiglia, dettato da un attitudine che qualcuno potrebbe definire molto poco ''femminile'', un biglietto da visita che calzava a pennello con il mio spirito di bambina wild, cresciuta a pane e Mortal Kombat. Internet, al tempo, non era il motore di ricerca così prepotente di adesso, i social facevano appena capolino e le informazioni da cui potevi attingere riferimenti musicali e culturali si scaricavano previa una attenta ricerca su riviste, zapping, musicassette, cd, videocassette, dvd. Costruire il proprio stile diventava un vero e proprio lavoro. Per giunta a casa mia c'era un unico  computer monopolizzato h24 dai miei fratelli.
Quando  iniziai a mettere i piedi fuori casa, crescendo, crebbero anche i miei riferimenti musicali, ora più saldi grazie alla scoperta di negozi di dischi e vinili, e quel mondo che avevo dapprima disegnato nella mia testa si andava concretizzando, come quel sogno americano, quella California '70-'80 tanto lontana nella mia realtà romana, quanto vicina; una malinconica aspirazione che sembrava nascere da una vita passata, ora reincarnata in una città sbagliata.
Da quì, quel pezzo di legno con 4 ruote che vedevo fluttuare nei video, presto sarebbe diventato il mio Totem, uno stendardo. Il riassunto perfetto di quella ricerca di libertà, di evasione, creatività e autoaffermazione. Così un giorno, i miei occhi di bimba si emozionarono davanti la vetrina di un negozio sportivo.Tra manichini senza volto e sterili capi d'abbigliamento c'era esposta quella che fu effettivamente la mia prima tavola da sk8. Una tavola Orribile , già assemblata. Non me ne importava molto, ma quell'estate la passai a spingermi avanti e indietro come una  forsennata. Ma Roma è una città troppo grande per scoprire che al tempo vi era già una scena sk8 romana brulicante di ragazzi che già sudavano sui tricks, ma troppo lontani da casa mia. Mi ci sono voluti almeno dieci anni per trovare la mia svolta nello sk8 e realizzare quel sogno che mi bruciava lo spirito e i piedi ma che stava attendendo impaziente nel cassetto. Incontrai le persone giuste, che intuirono che c'era una fiamma viva in me che non aspettava altro che incendiare i coping del park di Cinecittà, la mia seconda vera casa.

Chiara Falchetti crailslide cinecitta

Skatei le transizioni, una variante non ancora molto popolare tra le ragazze   italiane. Come nata la tua preferenza per le curve?
Si, skateo prevalentemente transizioni ma non è, a dirla tutta, una vera e propria preferenza. Le transizioni sono state fondamentali nei miei inizi da skater. E' stato su di esse che ho mosso i primi passi sullo skate ed è stato grazie ad esse che ho scoperto quell'emozione senza fine di chiudere i primi veri trick. Ma oltre a questo non posso non puntualizzare come le transizioni siano la prima e unica risorsa immediata e  fruibile ai ragazzi che si approcciano allo skate in questa maledetta città, Roma, che fino ad oggi conta soltanto un paio di skatepark, di cui uno soltanto pubblico, quello di Cinecittà, la cui pool e mini rappresentano la risorsa di base. Prima, senza skatepark disponibili,  la scena skater romana era ovviamente molto più  incentrata sullo street, ma non per questo non vi era lo sbattimento della ricerca dello spot, o dei materiali per costruire un qualche rail o ledge. Oggi dopo un bel po' di anni la situazione street non è cambiata più di tanto. Ci si ritrova a far fronte costantemente al degrado urbano, al pregiudizio del cittadino medio che ti urla contro , alla speranza che anche in questa città venga accolta la nostra richiesta di spazi e soprattutto strutture adeguate dove poter praticare al meglio e in pace il nostro skateboarding. Forse è anche per questo che usufruire di una mini ed una pool in uno skatepark pubblico diventa la soluzione più facile ed immediata per imparare presto, prima di maturare una vera e propria preferenza per lo street o le transizioni. Per quanto mi riguarda io non ho mai avuto vere e proprie preferenze. Amo squagliare i trucks sul coping ma amo altrettanto bucarmi le scarpe e le tibie in street. Lo skate è amore a 360°, e mi piace pensare di potermici divertire ovunque io sia, che sia una pool, o che mi ritrovi davanti ad una panchina di marmo. Limitarsi a concepire lo skate isolato nelle sue branche vuol dire snaturarlo completamente della sua componente creativa, libera, che lo contraddistingue da ogni altro ''sport''.

Sei una persona piena di interessi. Quali sono i tuoi hobby a parte lo skate?
Attualmente lo skate ed il surf occupano la maggior parte del mio tempo libero, che lavorando viene sempre meno. Ma non li ho mai considerati ''hobby''. Piuttosto in questo periodo di quarantena ed il conseguente eccesso di tempo libero mi hanno riportato alle origini delle mie passioni: il disegno e la scrittura creativa. Ho ricominciato a disegnare e dipingere, e a scrivere al bisogno. Necessità, più che  hobby; che mi hanno sempre accompagnato nella mia vita, e che non si sono mai spente, evolvendosi insieme a me e le mie emozioni.

Chiara Falchetti surf
Copri il ruolo della fisioterapista del team nazionale di skate. Quali sono i pro e i contro di questo lavoro?
Colgo l'occasione per ringraziare  tutto il team FISR. La collaborazione con la federazione è nata da una esigenza da parte degli atleti e dello staff in generale di avere una figura fisioterapica di riferimento durante le trasferte, ma anche dalla mia voglia di contribuire concretamente, grazie alla mia professione, al profilo di un team di sportivi che sia adeguato, atletizzato da tutti i punti di vista per affrontare al meglio il panorama olimpionico, grande sfida e novità per ognuno di noi. E la grande sfida è stata riuscire a concepire per la prima volta lo skate in questo contesto, non più come uno sport individuale da coltivare secondo i proprio canoni, stile e valori, bensì unificarlo ed universalizzarlo in competizioni mondiali, giudicate secondo criteri prestabiliti, come qualsiasi altro sport. Favorevoli o no che si possa essere è indubbio che il concetto olimpionico è senz'altro una possibilità per chi volesse coglierla e per questo non sarebbe giusto farsi cogliere impreparati rispetto al resto del mondo. Per questo sono stata entusiasta di rivestire il ruolo di fisioterapista per il mio team. In questo lavoro la cosa fondamentale non è soltanto adempiere alle richieste dei singoli atleti, o agire prontamente in caso di esigenza, far fronte agli infortuni, etc, la cosa fondamentale è stabilire una connessione, creare un rapporto reciproco di fiducia fra il fisioterapista e l'atleta. Le tappe di qualifica olimpica sono delle esperienze favolose, che ti arricchiscono e girare per il mondo con il team in qualità di fisioterapista ha dato al mio lavoro un aspetto dinamico ed elettrizzante  che raramente è possibile trovare nella quotidianità della propria  clinica o negli studi. Durante queste gare devi far fronte a qualcosa di più grosso e necessario. L'impatto emotivo che esse hanno sul singolo atleta. Ed è un aspetto che influenza in toto la performance fisica e mentale h24. Lo stress generato dalla gara non può essere un fattore da sottovalutare ed il fisioterapista lo deve tenere  a mente, perché sarà la figura di riferimento in cui l'atleta ripone le speranze quando arriva l'infortunio o qualsiasi altro deficit che possa rappresentare un ostacolo durante la gara; riportare un atleta infortunato alla giusta attitudine necessaria ad affrontare le heat, prepararlo mentalmente ad essa nonostante le avversità è la parte più difficile, ma quando li vedi trionfare con il sorriso nel bene o nel male capisci che ogni tuo sforzo è stato  ampiamente ripagato.
Chiaramente il mio essere skater prima che fisioterapista è stato il valore aggiunto in tutto questo percorso. Un fisioterapista che in primis sa bene cosa sia lo skateboarding in tutte le sue sfaccettature, dal gesto atletico di ogni trick all'impatto fisico ed emotivo che comporta l'eseguirlo a regola d'arte, la determinazione e la concentrazione che ci vogliono a provare e riprovare quando si è al limite delle forze, che sa perfettamente quali sono i rischi fisici che questo sport comporta, da una ''banale'' contusione, a distorsioni, fratture (e chi più ne ha più ne metta), non può che agire sul singolo atleta e sul team in maniera più chiara e mirata per ovviare ad ogni singola esigenza. Unire la mia esperienza da skater, la mia passione con il mio lavoro è stato un traguardo importante, e vedere come le due cose si sono arricchite vicendevolmente lo è stato ancora di più.

Chiara Falchetti lavoro

I tuoi progetti futuri sono legati allo skateboarding? So che vorresti diventare anche  giudice nelle gare di skate.
Ora che nel mondo dello skateboarding si sono aperte molte più porte nel futuro, l'idea è quella di continuare su questa scia. Mi piace pensare che sia lo skate, il cuore a guidarmi nel futuro. L'idea di diventare giudice di gara è nata grazie alla possibilità unica che mi è stata data dalla Federazione di partecipare, in qualità di skater donna, ad un seminario, poi rivelatosi corso a tutti gli effetti, per diventare giudice di gara. Oltre al ruolo di giudice, che spero di concretizzare al meglio delle mie possibilità, l'aspetto più importante su cui soffermarci  è la volontà da parte del mondo dello skateboarding di avere una giuria mista composta da maschi e da femmine, egualmente formati al fine di giudicare in maniera imparziale gli atleti. Ed in questo va riconosciuto allo skateboarding l'essere avanti anni luce. Questa è stata una conclusione lungimirante e logica al contempo, in quanto ormai è comprovato come la scena femminile nello skateboarding non solo sta crescendo esponenzialmente, ma ha distrutto ogni barriera, ogni pregiudizio per il quale lo skate non poteva essere uno sport adatto alle donne, o che queste non potessero raggiungere i livelli della controparte maschile. Arrivare ad essere un giudice di gara donna nelle competizioni di skate sarebbe un traguardo importante per me, come skater ma soprattutto come donna.

Vedendo da vicino le gare di skate internazionali e di alto livello come si è evoluta la scena femminile mondiale?
Come dicevo prima, la scena femminile sta realmente sbocciando, e cresce in numero e qualità in maniera esponenziale, molto più velocemente rispetto a quella maschile. Trick che qualche anno fa erano considerati impossibili ed impensabili anche nel ''mondo maschile'' adesso sono il pane quotidiano di tantissime atlete che gareggiano insieme da ogni parte del mondo senza alcuna distinzione di sesso, razza, e classe sociale.  La mia impressione è che stiamo finalmente raccogliendo i frutti di questo cambio epocale e generazionale; godendo di questa nuova consapevolezza che sta plasmando centinaia di ragazze, agguerrite più che mai.  Essere spettatrice attiva di questo fenomeno che non vede più pregiudizi apre davvero gli occhi e la mente, ti sprona più di ogni altra cosa a credere nelle proprie potenzialità e nelle proprie possibilità, chiunque tu sia, dovunque tu provenga.

Come vedi invece quella italiana?
In questo settore, come in molti altri, l'Italia ha i suoi tempi; ma, pur sempre contestualizzando, non posso dire che stia rimanendo immobile di fronte a tutto questo. Anzi! Già da qualche hanno la scena femminile ha iniziato ad imporsi molto più prepotentemente di quanto non era mai successo prima, i social media sono stati un buon catalizzatore dando risonanza a tante di noi, permettendoci di conoscerci , confrontarci e muoverci all'interno del Paese spinte dalla voglia di skatare insieme. Con le BSG, ad esempio, è stato così. Abbiamo creato una pagina instagram, postato video, foto, partecipato ad eventi occasionali, per divulgare un messaggio all'interno della comunità femminile: sapere che in Italia esiste una scena femminile attiva, avrebbe spronato o incoraggiato la prossima a iniziare o continuare la propria storia con lo skate.  Forse è stato questo senso di appartenenza ad unirci tanto e ad innescare una reazione a catena. Attualmente non siamo moltissime, ma nemmeno poche. Ultimamente mi è capitato di vedere un bel numero di bambine  frequentare lo skatepark, munite di skate e caschetto, grintose più che mai. Confido tantissimo nelle nuove generazioni e spero che questa popolarità che sta acquistando lo skate ultimamente non rimanga una facciata, ma possa essere un incentivo per supportare lo skate in Italia, al fine di avere strutture adeguate in ogni regione, scuole organizzate per i più piccini ed eventi aperti a tutti.

Quale è il tuo consiglio per le ragazze skater o quelle che devono ancora iniziare?
Non sono brava a dispensare consigli a dire il vero. la cosa più sincera che posso suggerirvi è: se dentro di voi sentite che lo skate è ciò che fa per voi, non esitate, provate provate e provate. Non vergognatevi di sbagliare, non vergognatevi di cadere, qualsiasi sia la vostra età, nulla vi gratificherà di più di un trick chiuso dopo tanto impegno dolore e costanza. Lo skate è senza dubbio per ''teste dure'', ci vuole pazienza, ma ciò che ti da in cambio è una lezione che si porterà nella testa e nel cuore per il resto della vita. Nello skate l'imprevisto, la caduta, sono all'ordine del giorno. E' una parte imprescindibile da esso. Ma imparerete a farlo. Imparerete che dopo una caduta ci si alza sempre, con più forza di prima, e questo è il primo vero insegnamento per cui vale la pensa tentare.

Chiara Falchetti bs hurricane