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Workshop di prevenzione degli infortuni in skateboard con Giorgio Zattoni

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Giorgio Zattoni non ha certo bisogno di presentazioni. Leggenda dello skateboarding, Giorgio a soli 14 anni è entrato nel team Powell Peralta nell’ormai lontano 1990. Ha vinto contest internazionali, ha avuto interviste su Thrasher, ha filmato videopart, è stato il primo italiano ad avere un pro model, ma non per una company qualsiasi, per una delle company americane più importanti di quel periodo. È stato il secondo skater al mondo a chiudere un 900, nel suo vert, a Ravenna. Solo pochi mesi fa Stacy Peralta ha voluto far uscire un documentario su di lui, e una reissue del suo pro model.
Siamo quindi davvero felici di farvi sapere che è iniziata una collaborazione tra Giorgio, in veste di professionista della riabilitazione sportiva, e la nazionale di skateboard, con un workshop sulla prevenzione degli infortuni. Abbiamo chiesto a Giorgio di parlarci della sua esperienza lavorativa e di cosa tratta questo workshop. Gli argomenti sono molteplici e interessanti, siamo sicuri che questa collaborazione porterà grandi benefici ai ragazzi del team.

Giorgio Zattoni ph. Piero Capannini


Ciao Giorgio, prima di tutto grazie per la tua disponibilità. A settembre partirà una collaborazione tra te e la federazione, un workshop sulla prevenzione degli infortuni in skateboard. Tutti ti conoscono come skater ma non molti sanno esattamente quale sia il tuo lavoro. Parlaci un pò di cosa fa Giorgio Zattoni al di fuori dello skate.
Il mio percorso lavorativo al di fuori dello skateboarding professionistico è ho iniziato nel ’98 frequentando alcuni corsi di formazione per diventare istruttore di fitness. Ho successivamente lavorato in alcuni centri fitness, mi sono sempre tenuto aggiornato con master e seminari, nel corso degli anni sono passato da lavorare in sala attrezzi a corsistica, attività legate alla postura, pilates… Diciamo che ho avuto a che fare con quello che riguarda il fitness a 360 gradi. Negli anni ho cominciato anche a collaborare con osteopati e fisioterapisti, occupandomi della parte di riabilitazione dei pazienti che si svolge in palestra. Successivamente ho lasciato la gestione del mio centro fitness per poi iniziare a collaborare con lo studio Arti Motorie Riabilitazione Sportiva di Ravenna, dove lavoro adesso. In questo studio è nata subito un’intesa e uno scambio di conoscenze importante con Massimo Bandini, il titolare, e successivamente con Antonio Corvetta, fisioterapista di punta del centro ed ex professionista di pallavolo, che ha portato ad integrare il mio lavoro con il loro metodo che ho sposato. Grazie ai titolari di questo centro continuo a studiare e a fare formazione con loro, ed ho anche avuto la possibilità di assistere a tre interventi di ricostruzione del legamento crociato effettuati dal Dottor Emanuele Lupetti, che ringrazio per la disponibilità. Un’esperienza formativa davvero importante, poter vedere quello che hai studiato sui libri direttamente all’interno di un’articolazione tramite l'artroscopia ha accresciuto notevolmente le mie competenze. Il nostro è un approccio sportivo alla riabilitazione, cercando di risalire alle cause del problema, non solo utilizzando terapie strumentali, di cui si occupa la fisioterapia classica. A un certo punto del percorso riabilitativo subentro io a loro, con degli esercizi specifici, per poi passare ad un lavoro aspecifico con esercizi generici. Solo in questo modo si risolve la causa del problema.
Nello studio dove lavoro siamo bravi in  questo, a risolvere il trauma cronico, risalendo alla causa del problema, che è la parte più difficile della riabilitazione. Lavoriamo per sistemare i fuori asse, e mettiamo i nostri pazienti in condizione di evitare quelli futuri.
Oltre allo studio Arti Motorie Riabilitazione Sportiva lavoro anche presso il Life Planet, il centro fitness piu grande di Ravenna.

Giorgio Zattoni bs air ph. Piero Capannini

Quanto è importante per uno skater l’allenamento fisico e la preparazione atletica, e a cosa può realmente servire?
Io per primo mi sono chiesto tante volte se esiste un allenamento che possa aiutare ad imparare o migliorare trick. La risposta  che ho trovato finora è un no. Avere un fisico allenato è ovviamente una condizione positiva non solo per lo sport ma anche per la vita quotidiana, tuttavia non esiste nessun allenamento fisico che possa migliorare le proprie capacità tecniche in skateboard (i trick e lo stile) se non il tempo passato sulla tavola. Lo skateboard va oltre quello che è la pura componente sportiva, è una vera e propria cultura, si distanzia dagli sport classici. Parlare di sport è riduttivo perché c’è tanto altro. Per migliorare come skater bisogna conoscere questa cultura, imparare a esprimersi sullo skate, passare più tempo possibile sulla tavola, sviluppare un proprio stile. È un’evoluzione personale. Lo skateboarding passa dallo street alle curve, dagli slappy al vert, è talmente vasto che parlare di allenamento per lo skateboard non ha senso. Un allenamento trasformerebbe lo skate in uno sport strutturato, cambierebbe la sua natura. Lo skateboarding è l’antitesi di questi sport, è nato andando contro il conforme, il pettorale, l’istituzionale. Con gli anni questo punto di vista è cambiato, si è evoluto ed è stato accettato socialmente, i contest sono cresciuti, siamo arrivati alle Olimpiadi, ma le sue radici sono rimaste le stesse. Io sono legato al suo spirito originario, non seguo neanche più i contest, guardo solo quello che mi mette voglia di uscire e skateare. Tutto questo ha portato anche molte opportunità, più strutture, più praticanti, mentre io mi sono trovato a skateare per anni da solo. Io stesso ho organizzato dei corsi di skate, ma come li intendo io, senza insegnare lo skateboarding, ma skateando insieme. È una condivisione, si impara l’uno dall’altro, chi sa fare un trick può dare un consiglio, ma sulla tavola ognuno è solo con se stesso. Certo, per i principianti ha senso dare delle basi, ma è guardando gli altri, skateando insieme e provando i trick che si progredisce. Il compito più importante di noi che skateiamo da una vita è trasmettere la passione alle giovani leve, tramandare la cultura dello skate,  e far capire agli skater più giovani che non devono skateare per vincere una gara o partecipare alle Olimpiadi, ma perché gli deve piacere, perché è un momento di condivisione… I loro ricordi migliori saranno le skateate con gli amici, le vittorie con loro stessi chiudendo qualche trick provato chissà quante volte, in mezzo all’esultanza dei presenti. I contest, la competitività sono i motivi per cui ho chiuso con lo skateboarding professionistico, focalizzandomi sul filmare videopart e skateare per me stesso. Anche i contest possono essere un momento di crescita e aggregazione se presi nel modo giusto, finché non ci si sente obbligati, ci si ritrova con altri skater, magari amici che si vedono solo in poche occasioni, ma la competizione in se per me non ha molto senso, quello che conta più di tutto resterà sempre skateare e divertirsi.

Il workshop che stai tenendo per  il team però è proprio incentrato sulla preparazione fisica allo skateboarding, giusto? Sono protocolli che si possono applicare a tutti gli sport, o unendoli alla tua esperienza di skater hai sviluppato un programma dedicato allo skate?
Si esatto, quello che posso insegnare ai ragazzi non è un allenamento per migliorare il loro skateboarding a livello tecnico, ma posso aiutarli a creare le condizioni che gli permettano di skateare di più e prevenire gli infortuni, di recuperare meglio e ritrovarsi senza dolori il giorno dopo una session particolarmente intensa, ma anche, un giorno, a 35, 40 anni e oltre ad essere ancora in grado di skateare, quindi skateare per più tempo possibile.
Io amo lo skateboarding, gli ho dedicato tutta la mia vita, e se voglio praticarlo il più a lungo possibile devo per forza amare il mio corpo. È un legame indissolubile, amare davvero lo skateboarding vuol dire prendersi cura di se stessi. Come ho detto all’inizio nel mio lavoro mi occupo di creare una condizione di equilibrio ideale che permette di evitare i traumi e gli infortuni.
Gli strumenti che voglio dare ai ragazzi sono quelli che ho sperimentato su di me ed uso regolarmente, e se vorranno seguirli ne beneficeranno sicuramente, aumentando la prevenzione degli infortuni e riducendo i tempi di recupero nel caso accadano. Tutto questo senza togliere tempo allo skateboarding.

Workshop Giorgio Zattoni ph. Federico Romanello

Puoi illustrarci, a grandi linee, come è strutturato il workshop?
Il workshop avrà una parte pratica, dove mostrerò ai ragazzi una serie di esercizi, e una teorica per fargli capire l’utilità degli esercizi in questione. Nella parte teorica si parlerà di cos’è il dolore, cosa lo provoca, dei tipi di traumi, della postura, di cos’è la fascia. La fascia in particolare è stata sviscerata in anatomia solo di recente, mentre negli ultimi 500 anni di storia della medicina non se n’era mai parlato. La fascia è tessuto connettivo, dalle 6 alle 10 volte piu innervata del muscolo, ed e’ lei che manda i segnali al sistema nervoso centrale con un ruolo fondamentale sulla percezione del corpo nello spazio, e tramite la fascia i muscoli sono strutturati in lunghe catene muscolari. La fascia scivola su se stessa, grazie al liquido interfasciale, la cui densità varia in base a diversi fattori, dall'idratazione al riposo al tipo di sport praticato. Più questo liquido è denso più si rischia di andare in disfunzione perché non c’è “sliding” fasciale e le catene sono vincolate in una condizione che crea un vincolo posturale che porta a sua volta ad avere dolori. Altro aspetto importante è come creare struttura reclutando le linee fasciali che stabilizzano e mettere in equilibrio le linee fasciali che si muovono per essere protetti nei fuori asse. I traumi più diffusi tra gli skater sono la classica distorsione della caviglia, o la lesione del crociato anteriore del ginocchio, dovuta al fuori asse dell’articolazione in questione. La catena muscolare di protezione del ginocchio non viene reclutata in maniera corretta per evitare il fuori asse, il che porta alla lesione. Il concetto è quello di rendere il fuori asse una possibilità e non una probabilità. Voglio proporre una serie di metodologie che aiutano a prevenire i traumi, imparati con i miei studi e sperimentati in primis su di me nel corso degli anni. Tutto questo aiuta indirettamente lo skateboarding, riducendo drasticamente il tempo perso per gli infortuni.
Il programma del  workshop si divide in due parti, una sulla postura e l’equilibrio delle catene, e una seconda parte sul reclutamento della struttura, il core stability e la gestione dei fuori asse e la resilienza articolare. La resilienza è la capacità di adattarsi e sopravvivere a condizioni estreme. Con esercizi mirati e le dovute accortezze si riesce a stimolare la resilienza articolare, in particolare nel ginocchio. Si vanno a stimolare strutture come la parte cartilaginea e quella meniscale del ginocchio, tutte parti poco vascolarizzate. La matrice cellulare di queste strutture viene nutrita tramite compressione, come quando si crea un callo della pelle, ma senza esagerare con il volume di lavoro perché causerebbe danni. Simulazioni del genere vanno dosate ed eseguite con metodo, altrimenti possono essere controproduttive.
In definitiva farò provare ai ragazzi una serie di esercizi, in modo da dargli degli strumenti per essere il più protetti possibile dagli infortuni.

Giorgio Zattoni tailgrab ph. Piero Capannini

Un altro argomento spesso sottovalutato dagli skater è l’alimentazione, può essere d’aiuto anche nella prevenzione degli infortuni?
L’alimentazione è un argomento importante, ma davvero vasto. Con l’alimentazione stimoli il tuo corpo a livello ormonale, causando delle modifiche. Un esempio classico, se esageri coi carboidrati causi dei picchi glicemici e prima o poi tendi ad ingrassare e ad aumentare il giro vita. Mantenere un’alimentazione corretta nell’ordinario contribuisce sicuramente ad allungare il tempo che potrai passare sulla tavola. Essere pesanti non giova di certo allo skateboarding, ne alle articolazioni. Anche parlando di fascia l’alimentazione è importante, un’alimentazione ricca di zuccheri semplici porta infatti ad asciugare il liquido interfasciale, con i conseguenti rischi di cui ho già parlato. L’argomento è davvero vasto, tanto da non poterlo affrontare nel workshop che è già piuttosto articolato, per chi è interessato consiglio sicuramente un approfondimento.

Ok è tutto, grazie per il tuo tempo Giorgio! Ci vediamo da te per il workshop!
Grazie a voi, ci vediamo presto!

Se volete farvi seguire da Giorgio e dai suoi colleghi in un percorso riabilitativo o di miglioramento della condizione fisica lo potete trovare qui:
Arti Motorie Riabilitazione Sportiva
Via Faentina, 15 Ravenna
Tel 0544 464575