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Giovani Centenari. Tomasello e Comencini ci parlano di nascita, presente e futuro dell'Hockey in line

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Gianluca Tomasello e Andrea Comencini sono tra i protagonisti assoluti di questo sport. Tra i primi giocatori di livello che hanno calcato i campi di Hockey InLine in Italia. Hanno vissuto una storia sportiva pressoché parallela, prima negli Asiago Vipers all’epoca del dominio indiscusso, poi a Milano, per aprire un nuovo ciclo di straordinari successi. Punti fermi della Nazionale Italiana (Andrea ne è stato a lungo il Capitano), una volta lasciata l’attività sportiva si sono messi a disposizione del Settore Tecnico rispettivamente come Responsabile e Vice Responsabile delle Squadre Nazionali. Li abbiamo incontrati al margine dei raduni di preparazione per i World Games e abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con loro.

 

Voi siete stati protagonisti di questa disciplina sin dagli inizi, potete raccontarci come è nato l’Hockey In Line in Italia?

 Gianluca Tomasello:

Gli albori furono sicuramente divertenti. Arrivò questa nuova mandrakata dagli Usa, questo Roller Hockey. Soprattutto all’inizio, per quanto riguarda la mia esperienza a Milano si trattava di grandi parcheggi dei supermercati, pattini da ghiaccio scassati con sotto un carrello e si giocava. I primi campionati erano organizzati a concentramenti. Ricordo di aver giocato qualche anni con gli All Star Milano; si giocava i sabati e le domeniche di luglio, con tre o quattro partite al giorno. Però effettivamente ai primi campionati non mi ti ricordo, Andrea.

 

Andrea Comencini:

Effettivamente ho iniziato ufficialmente dopo Gianluca. In realtà appena usciti i roller già giocavo nelle strade Laives. Principalmente era un passatempo per i mesi estivi e dava la possibilità di giocare a hockey tutto l’anno. Non esisteva un vero e proprio campionato, quindi si passava i pomeriggi a giocare in strada. Se si poteva si andava a Bolzano a giocare insieme. Ci si riuniva intorno a Enrico Dorigatti, idolo dell’ In Line bolzanino , ci si divideva in squadre, ma mancavano costantemente i portieri. Poi nacquero i primi tornei e i primi campionati. Personalmente non mi attraeva tanto questa prima formula di manifestazioni, per me l’In Line era soprattutto un modo di divertirmi con gli amici. Intorno al 2000, visto che ero un discreto giocatore, sono finito a Spinea , poi a Trieste, Milazzo. Fino al 2005 è stato per me un un passatempo poi tutto è cambiato con l’approdo agli Asiago Vipers.

 

 

Come è cresciuta in questi anni la Nazionale Italiana? Ed in generale come guardate al movimento attuale?

 Gianluca Tomasello:

La Nazionale è cresciuta molto, certo tra alti e bassi, dati da annate più o meno fortunate. Bisogna considerare che un po' di medaglie le abbiamo sempre portate a casa. Purtroppo ci manca ancora la fatidica medaglia d’oro, che abbiamo sfiorato in questi anni con quasi tutte le nostre nazionali. Siamo comunque riusciti dal poco che c’era (quando siamo subentrati come Settore Tecnico c’era solamente la Senior Maschile) ad avere quattro formazioni maschili e due formazioni femminili che partecipano in pianta stabile alle massime competizioni internazionali. Ci penalizza il fatto di non aver un bacino tanto ampio come altre nazioni e questo fa si che dobbiamo un po' fare i conti con annate altalenanti.

Rispetto all’inizio del movimento c’è stata una grande evoluzione sia sotto il profilo del gioco, dei regolamenti, ma anche negli stessi attrezzi utilizzati per praticarlo. Guardando in prospettiva il movimento, quest’anno mi ha stupito piacevolmente la presenza nelle finali Under 16 di molte ragazze in campo. Lo dimostra il fatto che la squadra che è arrivata seconda in Campionato aveva un portiere donna e diversi elementi in grado di competere alla pari con i ragazzi. In questo senso non posso che fare i complimenti al Civitavecchia che le ha cresciute, ma ci sono diverse ragazze in molte realtà e questo mi fa ben sperare per il futuro.

 

Andrea Comencini:

Se Gianluca ha posto giustamente l’attenzione sulla presenza femminile, io voglio invece soffermarmi sul fatto che il movimento attuale si sta svincolando dalla dipendenza dal ghiaccio. Ci sono numerosi giocatori nati sui pattini in linea. Il futuro è sicuramente questo con atleti che nascono e crescono con le rotelle ai piedi. Siamo ancora un po' in ritardo sotto l’aspetto mentale, perché per troppe persone questo sport è ancora solo un passatempo. Non è visto come una priorità come invece dovrebbe essere in uno sport di alto livello.

Per quanto riguarda la Nazionale Italiana, sicuramente è cresciuta a dismisura. Non c’è paragone con il primo mondiale che ho fato nel 2005 a livello di programmazione e organizzazione. Oggi tutti gli aspetti sono molto ben curati. Molto del merito è del Settore Tecnico (Fabio Forte, Gianluca Tomasello) che ha lavorato benissimo in questi anni. La svolta a mio parere è avvenuta nel 2010, dove sono iniziati ad arrivare anche ottimi risultati. Al momento abbiamo uno staff molto numeroso e questo è sintomatico della cura dedicata alla Nazionale da parte della Federazione.

 

 

Essendo stati per anni sulla cresta dell’onda, ci ricordate in particolare una partita in cui siete stati contemporaneamente in campo (da compagni o avversari) cui siete particolarmente legati?

Gianluca Tomasello:

Io e Andrea abbiamo giocato sicuramente molto più insieme, prima negli Asiago Vipers e poi a Milano. Molto meno da avversari, tante partite le abbiamo affrontate da compagni di Nazionale. Probabilmente quella che porto più nel cuore e che ricordo meglio è stata la partita a Bassano con i Vipers. Andrea era ancora molto giovane e quella sera vincemmo il Campionato Italiano. Mi viene ancora in mente la gioia di questo ragazzino che poi negli anni sarebbe diventato fortissimo. Ho un ricordo molto nitido e credo che Andrea adesso citerà la stessa partita.

 

Andrea Comencici:

In realtà no. Io ricordo con grande affetto il mondiale 2005. Anche in quella circostanza ero giovanissimo e non dovevo essere convocato neanche ai raduni. Per una serie di eventi quell’ anno c’erano pochi giocatori storici disponibili. Inoltre poco prima del mondiale due titolari si sono infortunati e io sono stato convocato il giorno prima del raduno. Essendo tra i più giovani teoricamente ero fuori dalla rosa, ma un ulteriore infortunio ha fatto si che partecipassi, inaspettatamente al mio primo mondiale. Quindi mi sono ritrovato alla prima esperienza (e anche un po' fortuita) a giocare in prima linea con Gianluca. Lui aveva molta esperienza, quindi pendevo dalle sue labbra e lui mi dava consigli su come muovermi in campo. Mi indicava la posizione e il disco arrivava. Mi ha servito praticamente gli assist di tutti i gol che ho segnato (per inciso il mondiale in cui ne ho fatti di più). Durante quel mondiale sono stato anche visionato dagli Asiago Vipers, che hanno aperto un altro capitolo della mia vita sportiva.

Poi vabbè, ci sarebbero un sacco di aneddoti accaduti fuori dal campo, ma meglio fermarsi all’hockey giocato.

 

 

Comencini e Tomasello si lanciano un significativo sguardo di intesa. Si conoscono da sempre. Questo è lo sport.