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Nel centenario della Fisr, due chiacchiere con l'allenatrice azzurra Sara Locandro

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Prima pattinatrice, poi allenatrice. E in quest’ultimo ruolo Sara Locandro ha fatto vincere non solo agli atleti, ma a tutta la Federazione Italiana Sport Rotellistici, più di quaranta titoli del mondo e più di ottanta medaglie iridate. Un tripudio di successi iniziati nel 1985 come racconta l’allenatrice della Nazionale azzurra e la responsabile SIRI per l’artistico. “La mia storia sulle rotelle come pattinatrice è molto semplice: ho iniziato tardi e ho praticato poco, nemmeno ad alti livelli. All’epoca abitavo a Pordenone e ai miei genitori non piaceva granché il pattinaggio, ma mi assecondavano - racconta Sara Locandro -. Inizialmente ero seguita nella mia città dalla maestra Luigina Carretta, poi dal maestro Vittorino Sebenico ad Oderzo. Ricordo che ci andavo in pullman, da sola. Desideravo tanto migliorare, ma ho smesso e mi sono dedicata allo sci, uno sport che avevo sempre praticato e che mi stava dando soddisfazioni; ho iniziato a gareggiare per il mio sci club e a livello interregionale universitario per il Cus Padova. Sempre nella città patavina, dove mi ero trasferita per motivi di studio, ho fatto qualche anno di ginnastica artistica e soprattutto di danza moderna, partecipando con il mio gruppo dell’accademia Comini a diversi spettacoli con l’eccellente coreografo Jonny Carjono. Sempre a Padova ho cominciato ad insegnare pattinaggio e…non ho più smesso”. La svolta arriva al Mondiale del 1985 a Rimini. “Lì la mia allieva Chiara Sartori vinse tre titoli del Mondo, cosa mai successa prima - prosegue l’allenatrice azzurra -. Titoli che diventarono nove negli anni successivi. Nel 2007 ho ricevuto la Palma d’Oro da parte del Coni per merito tecnico, sono stata inserita nella scuola per allenatori, nel settore tecnico nazionale e come allenatrice nel team italiano”. Sulla scia di Rimini, anche la coppia Monica Susanna Mezzadri-Fabio Trevisani, allenata da Sara Locandro, vinse per due anni consecutivi il titolo del Mondo spezzando l’egemonia statunitense. “Ho insegnato in moltissimi Paesi sia ad allenatori, sia ad atleti che poi sono diventati a loro volta tecnici, giudici o dirigenti nel mondo del pattinaggio internazionale e di questo ne sono molto orgogliosa: significa che sono riuscita a trasmette passione ed entusiasmo”. Per quanto riguarda l’ambiente delle rotelle Sara Locandro racconta: “È aumentato considerevolmente il numero di pattinatori e di allenatori, anche se le strutture rimangono poche e spesso con scarse ore disponibili per l’allenamento. Ci sono anche un numero maggiore di competizioni, tra gare promosse da enti e società e quelle organizzate dalla Fisr stessa. Il movimento del pattinaggio è diventato imponente, peccato che a livello di popolarità rimanga ancora un mondo in parte sommerso e sconosciuto”. Come si differenzia invece la generazione di pattinatori di Sara Locandro da quella attuale? “Parlando del pattinaggio libero specialità Singolo, se penso ai tempi di Sandro Guerra, Samo Kokorovec e Scott Cohen, non posso dire che la tecnica si sia evoluta in maniera esponenziale; diciamo che i campioni erano numericamente pochi, ma la qualità era eccelsa. In tempi recenti abbiamo avuto Luca D’Alisera, Luca Lallai e Roberto Riva: tutti molto bravi, hanno presentato anche tripli Axel e combinazioni di salti di alto livello, ma fondamentalmente nella tecnica dei salti tripli non sono stati così superiori ai colleghi del passato. In campo femminile, invece, negli ultimi anni a livello di salti c’è stata un’evoluzione, basti pensare alle combinazioni come tripli flip-lutz e loop di atlete come Tanja Romano, Silvia Nemesio e Debora Sbei, fino alle attuali campionesse Rebecca Tarlazzi, Giada Luppi o Letizia Ghiroldi, per citarne alcune. Adesso abbiamo più persone che eseguono difficoltà che una volta presentavano in pochi, e questo è un bene; ma non sempre la qualità va di pari passo con la difficoltà. Inoltre con il sistema RollArt le cose si sono complicate: ci vogliono più ore di allenamento, una disponibilità economica maggiore, una equipe di persone che lavorano per l’atleta e quindi è probabile che in futuro una parte dei pattinatori del Singolo rinunci, per trovare strade più facili”. E riguardo ai nuovi eventi come la WorldCup, competizione itinerante proposta da World Skate, l’allenatrice prosegue: “È importante far gareggiare l’atleta in più competizioni internazionali, magari non tutte dello stesso tipo e non tutte nello stesso periodo. Personalmente darei importanza a esibizioni di tipo più spettacolare e cercherei di renderle più popolari. Sarebbe bello riuscire a retribuire con premi in denaro gli atleti a podio per venire incontro ai costi sostenuti da famiglie e società. In ambito internazionale l’egemonia italiana, parlo del singolo, è stata in parte intaccata: ci sono molti pattinatori stranieri che si sono inseriti ai primi posti nelle varie gare internazionali, questo fa bene al nostro sport e alla competizione in genere. D’altronde gli allenatori italiani stanno insegnando all’estero, dunque ognuno ha portato il suo contributo. Direi che gli altri Stati vedono la scuola azzurra con rispetto, ma ultimamente facciamo fatica a “carburare””.