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AEQUILIBRIUM: dall’esperienza europea a un metodo stabile di inclusione

FIHPCi sono progetti che si concludono con una data. E poi ci sono progetti che, una volta terminati, continuano a dare frutti perché cambiano il modo di fare sport, lasciano competenze, strumenti e una visione condivisa. Aequilibrium è stato questo per il mondo rotellistico: un percorso europeo che ha trasformato l’inclusione da aspirazione a metodo, e la partecipazione delle persone con disabilità da possibilità “straordinaria” a prospettiva concreta, quotidiana, sostenibile.

Per anni, in molti contesti, l’avvicinamento agli sport rotellistici delle persone con disabilità è dipeso dalla sensibilità di singoli tecnici o dalla forza di piccoli progetti locali. Aequilibrium ha scelto una strada diversa: costruire, insieme a partner europei, uno standard praticabile, capace di guidare l’accoglienza, la didattica e la qualità dell’esperienza sportiva in modo più coerente e replicabile. Una scelta che ha un valore sportivo, ma anche civile: perché lo sport diventa davvero strumento di miglioramento sociale quando sa essere competente, affidabile e rispettoso delle persone.

Aequilibrium è nato per rispondere a un’esigenza chiara: rendere gli sport rotellistici più accessibili, più preparati e più responsabili, soprattutto quando si lavora con bisogni complessi. Il cuore del progetto non è stato “fare attività”, ma costruire condizioni: contesti più adatti, competenze più solide, strumenti più utili per club, tecnici, famiglie e atleti.

L’inclusione, infatti, non è un risultato spontaneo. È un lavoro di qualità. Richiede attenzione, capacità di adattamento, procedure chiare e una cultura condivisa della tutela. È su questo che Aequilibrium ha investito, con un’impostazione che tiene insieme partecipazione e sicurezza, entusiasmo e professionalità, apertura e responsabilità.

Uno degli assi centrali è stata la formazione dei tecnici, perché l’accoglienza non dipende dalle intenzioni, ma dalle competenze: come si struttura una sessione, come si adatta un esercizio, come si gestisce un gruppo, come si comunica in modo inclusivo, come si garantisce tutela e benessere dei partecipanti.

Il progetto ha sviluppato percorsi formativi articolati, con una combinazione di momenti teorici e attività pratiche, per consolidare capacità reali, spendibili nei contesti sportivi di base. Questo approccio ha permesso di rafforzare non solo il “sapere”, ma soprattutto il “saper fare” quotidiano, quello che rende una società sportiva davvero pronta ad accogliere.

Accanto alla formazione, Aequilibrium ha lavorato sulla sperimentazione sul campo: attività nei territori, con club e comunità locali, per testare approcci, adattarli ai contesti e renderli più efficaci e replicabili. È in questa fase che un progetto dimostra il suo spessore: quando le idee diventano pratica e la pratica diventa modello.

Aequilibrium ha raggiunto una dimensione ampia e tangibile, sia in termini di partecipazione sia di rafforzamento del sistema sportivo:

  • 2.480 partecipanti complessivi, di cui 2.168 persone con disabilità (in una fascia d’età molto ampia, dai bambini agli adulti, con disabilità intellettive, sensoriali e motorie)
  • 319 tecnici formati, con un risultato nettamente superiore alle attese iniziali
  • 25 eventi realizzati nei Paesi coinvolti
  • oltre 80 società sportive coinvolte, fondamentali per sperimentare e consolidare le pratiche

Dietro questi numeri c’è il dato più importante: una comunità sportiva più preparata e più consapevole. Perché la qualità dell’esperienza inclusiva cresce quando aumentano le competenze, quando le attività sono progettate con cura, quando l’attenzione alla tutela non è un obbligo formale ma una responsabilità vissuta.

La forza di Aequilibrium è anche nei risultati “silenziosi”, quelli che non fanno rumore ma restano: strumenti operativi, protocolli, materiali di supporto e linee di lavoro che aiutano club e tecnici a non ripartire da zero. Questo è il passaggio decisivo tra un progetto che “accade” e un progetto che “rimane”.

In parallelo, l’esperienza ha contribuito a rafforzare la dimensione organizzativa, creando condizioni di continuità e una maggiore capacità del sistema federale di presidiare il tema nel tempo, con un’attenzione crescente alla qualità della governance, alla responsabilità educativa dello sport e alla tutela delle persone.

Aequilibrium si è concluso formalmente, ma la sua eredità continua. E questo, nel mondo dei progetti, è il risultato più raro e più autentico: quando ciò che è stato costruito diventa parte delle pratiche, dei percorsi tecnici, del modo di pensare e organizzare lo sport.

È qui che Aequilibrium mostra davvero la sua portata: non come esperienza isolata, ma come traiettoria. Un progetto che ha lasciato metodo, linguaggio comune, responsabilità e strumenti. E che continua a produrre frutti ogni volta che una società sportiva apre le proprie porte con maggiore preparazione, ogni volta che un tecnico si sente più competente, ogni volta che una famiglia trova un contesto accogliente e serio.

Aequilibrium – Project Resources:

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